Muratori, lattonieri o costruttori stradali: tutti sono confrontati con lo stesso problema, manca il ricambio generazionale. Secondo la Società Svizzera degli Impresari-Costruttori (SSIC), la quota degli over 50 che lavorano nell'edilizia supera un terzo. In altre parole, entro il 2030 un terzo degli occupati del ramo principale dell'edilizia andrà in (pre)pensionamento. Quando queste numerose generazioni del dopoguerra, i cosiddetti baby boomer, lasceranno il mercato del lavoro, si aprirà un grande vuoto nel settore edile.
La formazione di giovani professionisti qualificati è da anni una questione urgente, e lo diventa sempre di più. L'edilizia rientra tra i settori in cui negli ultimi anni è rimasta vacante, in percentuale, la maggior parte dei posti di tirocinio. Anche se le generazioni in arrivo sono poco numerose, il che è una delle ragioni dei molti posti di tirocinio non occupati, ciò non spiega ancora i numeri di apprendisti nettamente più bassi rispetto ad altri settori. Non c'è però solo una carenza di personale, bensì soprattutto di personale qualificato. Uno studio dell'Osservatorio svizzero per la formazione professionale mostra che dal 20 al 25 per cento di tutti i contratti di tirocinio viene sciolto anticipatamente, con l'edilizia che si colloca ancora al di sopra di questa media. Non tutti gli apprendisti che iniziano la formazione la portano quindi a termine e finiscono per esercitare con successo la propria professione.
La causa dello scarso interesse della generazione più giovane a imparare un mestiere edile risiede probabilmente nell'immagine tuttora poco popolare di queste professioni. I cliché dell'operaio che fatica sotto il caldo e il freddo per un salario modesto, senza possibilità di formazione continua, sono evidentemente duri a morire. La generazione più giovane non vede sufficientemente realizzati qui i propri desideri e le proprie aspettative professionali, come il lavoro a tempo parziale, le tecnologie moderne e ambiti di attività vari e stimolanti. Quanto questa immagine corrisponda ancora alla realtà odierna è discutibile, e il modo di affrontare questi temi varia anche notevolmente da azienda ad azienda.
Un dato di fatto resta però: il settore edile deve mostrarsi progressista e innovativo per riuscire a conquistare la generazione più giovane. Modelli di lavoro a tempo parziale e il crescente impiego di tecnologie digitali, grazie ai quali da un lato il lavoro diventa più efficace e dall'altro nascono anche requisiti nuovi, tecnicamente più impegnativi e più vari, potrebbero rivalutare nettamente l'immagine dei mestieri edili. Inoltre si aprirebbe così un'ulteriore possibilità: rivolgersi in modo mirato alle donne per i mestieri dell'edilizia. Mentre in alcuni ambiti edili, come ad esempio il giardinaggio, le donne rappresentano spesso già la metà degli apprendisti, in altri settori, come ad esempio la costruzione stradale, sono presenti solo sporadicamente. Oltre a modelli di lavoro a tempo parziale e a strumenti tecnici che contribuiscono a rendere il lavoro fisicamente meno faticoso, per reclutare con successo le donne occorre però affrontare anche l'immagine dei mestieri edili come tipico dominio maschile. Eventi in cui le ragazze possono avvicinarsi senza pregiudizi ai mestieri dell'edilizia sono quindi estremamente preziosi per plasmare fin da piccole un'immagine professionale indipendente dal genere. Inoltre, la cultura relazionale nel tirocinio e nell'azienda stessa è naturalmente un criterio decisivo.
In sintesi si può constatare che il settore edile dovrà affrontare un cambiamento in un futuro prossimo. Poiché i temi «donne», «modelli di lavoro a tempo parziale» e «digitalizzazione» svolgono un ruolo decisivo nei mestieri edili, nelle prossime settimane vogliamo occuparcene più da vicino.

Un lavoro fisicamente impegnativo, abiti sporchi, la fama di modi bruschi e poche possibilità di crescita personale: è questo che viene in mente alla maggior parte delle persone quando pensa ai mestieri dell'edilizia. E in particolare alla generazione più giovane.



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